| Intervista al Messaggero |
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Sdl: «Dipendenti Alitalia pronti a mettere soldi e a perdere "privilegi" per salvare la compagnia» ROMA (21 settembre) - «Lunedì saprete tutto. Ma il fatto nuovo è questo: i dipendenti di Alitalia, oltre a rinunciare ai loro presunti privilegi, pur di salvare la compagnia sono pronti a metterci i propri soldi. Subito». E' questo l'annuncio fatto da Paolo Maras, della segreteria nazionale trasporto aereo dello Sdl (sindacato dei lavoratori), la sigla che insieme ad Anpac, Up e Avia lunedì mattina illustrerà nei dettagli le prossime iniziative dei dipendenti per il salvataggio di Alitalia. «Innanzitutto un appello che sarà consegnato materialmente ai passeggeri - spiega Maras - Un appello che in sostanza vuol dire "fidatevi di noi e continuate a viaggiare con noi". Perché la drammatica situazione della compagnia non ci ha fatto perdere l'orgoglio: la nostra operatività è e resterà ai massimi livelli, i voli e i servizi restano garantiti. Ma va detto di più: i continui attacchi portati negli ultimi anni dai vertici di Alitalia ai lavoratori non hanno fatto altro che rafforzare il nostro senso di appartenenza e il nostro attaccamento al lavoro. E proprio per questo, visto che questo è il momento di tirare fuori l'orgoglio, annunciamo che non solo siamo disposti a rinunciare ai nostri presunti "privilegi", ma anche a mettere i nostri soldi nel tentativo di salvare questa compagnia». «Dipendenti garanti della compagnia». «Per anni i vertici di Alitalia hanno scaricato ingiustamente la colpa delle inefficienze sui lavoratori - sostiene Maras - Ora che è il momento della verità, i dipendenti stanno dando l'esempio. Si sono resi garanti della compagnia e assicurano voli regolari e la massima efficienza, pur trovandosi in una fase di mobilitazione e anche se attualmente manca una catena di comando». «Disposti a trattare con chiunque». «Alitalia è sempre stata una compagnia dove la politica l'ha fatta da padrona - dice Maras - Ed è stato così anche nella vicenda Air France. Anche per questo la trattativa fallì. Oggi noi siamo disposti a trattare con chiunque e, lo ribadisco, a rinunciare a quelli che molti definiscono "privilegi" e ad impegnare i nostri soldi: un'assunzione di responsabilità che non è da poco. Ne tenga conto anche Fantozzi, che ha finalmente cominciato a fare, anche se in ritardo, quello che un commissario straordinario dovrebbe fare: meglio tardi che mai». «Cai? Ci ha detto: o bevete o affogate». «Basta con le minacce e il terrorismo psicologico contro i lavoratori» aveva detto nei giorni scorsi il coordinatore nazionale del Sdl, Fabrizio Tomaselli. «Certo - ribadisce Maras - Non si può trattare quando ci si trova ad atteggiamenti come quello della Cai, che si è presentata dicendo semplicemente: "o bevi o affoghi". Colaninno deve imparare cos'è il trasporto aereo: non è fatto solo dalla tecnologia, ma anche e soprattutto da uomini, da professionalità. Tutte le compagnie del mondo hanno capito che è basilare investire in risorse umane e che puntare tutto sui piani industriali è da dilettanti. In Italia, purtroppo, sono ancora in troppi a non averlo capito». «Se avessimo saputo come andava a finire, avremmo detto sì ad Air France». Più la situazione di Alitalia precipita, più il pensiero corre alla primavera scorsa, quando sfumò l'ipotesì di acquisizione di Alitalia da parte di Air France. «Certo, ragionando col senno di poi, se all'epoca avessimo potuto prevedere in quale situazione di stallo ci saremmo ritrovati il 21 settembre, avremmo detto subito sì ad Air France - dice Maras, che ha condotto tutte le trattative per lo Sdl («quando le trattative ci sono state», sottolinea lui) - Ma la cosa che brucia è che noi un "no" ai francesi non lo abbiamo detto mai. In realtà il "no" lo hanno detto loro. Quando Spinetta ci consegnò il piano di Air France, i sindacati non fecero altro che controproporre una serie di modifiche. Lui si ritirò dieci minuti per esaminarle e poi tornò con una risposta che non ci saremmo aspettati mai: considerava «irricevibili» le nostre proposte. Ruppe, in sostanza, le trattative. Potevamo aspettarci un sì, un no o un "ragioniamoci sopra", ma non una rottura. Lo dico con onestà: avessimo immaginato come sarebbe andata a finire, avremmo detto subito sì. Ma questo, appunto, è il senno di poi». |




